UNO STRANO CASO DI FOBIA
di Roberto Giacomelli
Anni fa conobbi una signora quarantenne, Loredana, che dopo la prematura perdita del padre soffriva di disturbi del tono dell’umore, spesso era triste e tendeva ad isolarsi per lunghi periodi.
La sua vita di relazione ed il suo lavoro di dirigente in una media azienda, furono danneggiati dalla sua cupezza. Trascurava gli impegni, passando ore a piangere in casa e aveva ridotto sensibilmente la sua alimentazione, divenendo assai magra.
Loredana soffriva di una sindrome depressiva, fortunatamente allo stadio iniziale.
Insieme decidemmo di intraprendere un percorso di terapia analitica. Il suo carattere determinato e la ferrea volontà di superare quel brutto momento le chiarirono il rapporto col padre e riportò il lutto ad una forma di dolore sopportabile.
Riprese a lavorare, a uscire con gli amici, ma continuò ad avere un rapporto difficile col cibo, che tendeva a ridurre, perché affermava che altrimenti avrebbe “divorato il mondo”.
Il disturbo alimentare solitamente ne sottende uno dell’affettività, che quel primo periodo di terapia aveva solo intaccato.
Il peggio però era passato.
Arrivò il periodo delle vacanze programmato con una amica in una località marina, vacanze assai desiderate e organizzate con cura. Sarebbe stata la prima volta che si allontanava da casa dopo la morte del padre.
Circa un mese prima della sua partenza mi telefonò lamentando una crescente paura dei mezzi di trasporto, soprattutto chiusi ed affollati.
Prima del suo lutto prendeva regolarmente l’aereo per lavoro, mentre in quei caldi giorni d’estate anche salire sul vagone della metropolitana le faceva girare le testa, sudare copiosamente, tremare e respirare affannosamente.
Erano disturbi da attacco di panico, che la colpivano nel momento del distacco dalle sue abitudini, dalla sua casa di famiglia.
Anch’io ero in partenza e riprendere l’analisi per subito sospenderla mi sembrò assolutamente inutile.
Avevo addestrato Loredana al rilassamento profondo col Training autogeno, i sei esercizi di base nei momenti più difficili l’avevano aiutata a controllare l’ansia tra le sedute di analisi. Era molto seria e scrupolosa nella pratica del rilassamento autoindotto, non saltava mai le due sessioni giornaliere che svolgeva facilmente e rapidamente a casa, prima di uscire al ritorno dal lavoro.
In quei mesi era diventata un’esperta di Training Autogeno, la sua pratica divenne un’ottima forma igiene interiore, una regola salutare.
Decisi di avviarla alla parte superiore della terapia, l’avrebbe aiutata nel mese in cui avrebbe dovuto cavarsela da sola. Doveva imparare ad accedere al suo inconscio nei momenti di rilassamento profondo che otteneva con gli esercizi di base e quindi ad entrare nella parte più recondita della sua mente, nella dimensione profonda.
Preparammo insieme un appello, formula autogena specifica per il suo problema, che Loredana lasciava fluttuare nell’inconscio.
Per affrontare direttamente la sua paura dei mezzi di trasporto costruimmo un “film mentale”, una visualizzazione che la ritraeva sicura e tranquilla sull’aereo. Usammo anche una tecnica concreta: le consigliai di scendere nel mezzanino della metropolitana e aspettare il treno senza prenderlo, poi di salire e scendere senza partire. In ultimo di scendere dopo una sola fermata.
Sulle prime si fece accompagnare da una collega, poi nelle due settimane antecedenti la sua partenza riprese a salire sui treni da sola, non del tutto tranquilla, ma senza essere paralizzata dall’ansia.
Arrivò il giorno delle vacanze, Loredana stava decisamente meglio. Grazie al Training Autogeno era più rilassata e allegra.
In compagnia di un’amica salì sull’aereo, al momento del decollo era preoccupata, ma senza panico.
Dopo la commutazione immediata, del Training superiore, che immette direttamente nel relax profondo, superando i sei esercizi di base, si visualizzò tranquilla e felice.
Pronunciò l’appello autogeno come un “mantra” protettivo durante il volo.
Il viaggio fu tranquillo e senza disturbi, come al ritorno.
Per tutto il mese aveva praticato il Training Autogeno con grande impegno e buon risultato. La pratica acquisita e le nuove cognizioni del ciclo superiore permisero a Loredana un pronto reinserimento nella normalità.
Loredana tornò in analisi per un breve periodo, ma solo per un problema riguardante la sfera dell’affettività.
Ora sta molto meglio, qualche volta è triste, come capita a tutti noi. Ma certamente è libera dalla paura.
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